Schermi Nel Pagliaio

Non si sa dove stiparli, si fatica a contenerli. Non c’è più abbondanza di parcheggi dove poterli posteggiare, la tecnologia ama assottigliare, il tubo catodico aveva una capienza superiore, ora le tv si comprimono sempre di più e li sputano fuori da ogni fessura, ognuno tenta di appendersi ad un lembo di schermo ma sono pochi quelli che portano in salvo la vita e molti quelli che cadono (insieme allo share). Non sono effetto di un déjà-vu, non sono ologrammi e men che meno dei perfetti sosia, sono proprio loro in carne e ossa (e polvere): i figli dimenticati dello spettacolo.

Molti di loro hanno toccato le vette più alte del successo, altri si sono accontentati di qualche umile collinetta ed altri hanno tenuto l’andamento di un elettrocardiogramma ballerino ma a tutti loro, ad un certo punto, è toccata in sorte la discesa in pianura (meglio se polesana, fitta di nebbie), la pianura dell’oblio. Vaganti in questo limbo senza speranze quali sponde migliori per attraccare di quelle televisive? Il luogo perfetto dove ricercare il tanto amato nettare della fama, le mammelle gonfie dei palinsesti sanno allattare e sfamare questi figli smarriti, magari nella fascia oraria serale, la tettina più ambita: la “prima serata”, magari pure del sabato.

La TV è il medium deputato al recupero di personaggi che hanno concluso, recentemente o meno, la propria parabola artistica oppure di volti che hanno semplicemente la prerogativa di risultare familiari agli occhi degli spettatori. La TV è l’approdo sicuro per coloro che hanno saggiato l’ebbrezza della popolarità, l’estasi dell’applauso, l’occhio esaltante della telecamera e ne sono fatalmente in astinenza, senza dimenticare poi che ci potrebbero essere anche motivazioni blandamente più pragmatiche a riportarli via cavo sullo schermo: hanno finito la grana.

L’opera di recupero ha sfornato alcuni tipi di programmi che potremmo chiamare di riciclo, di riconvertimento (di resurrezione?), che da qualche anno si inseriscono nel panorama televisivo annuale a cicli alterni, riscuotendo un successo inaudito. Stiamo parlando di trasmissioni come:  Pechino express, Grande fratello vip, Stasera tutto è possibile, L’isola dei famosi, Tale e quale show e alcuni per cui la TV ha deciso di sacrificare la vacca grassa del sabato sera: Ballando con le stelle e Ora o mai più. Un caso curioso è rappresentato dalla versione italiana de “L’isola dei famosi”. La Mediaset nel 2001, nella gloriosa fase post-parto della prima edizione del Grande Fratello, decise di produrre una versione italiana del programma statunitense “Survivor”. Il titolo del programma rimase il medesimo come rimasero inalterate le logiche del gioco e la tipologia dei concorrenti, ossia persone comuni (intendendo con “comune” la persona che passeggiando per strada non viene additata e occhieggiata di continuo e rincorsa per un selfie). Fu un enorme fiasco. Le edizioni successive mutarono il nome in “L’isola dei famosi” e, come già il titolo lasciava presagire, pure la caratura mediatica dei naufraghi. Mentre nella prima edizione non erano previste puntate in diretta, si dedicava infatti la quasi totalità del tempo alle speculazioni in studio e le scene di vita sull’isola erano tutte trasmesse in enorme differita, nelle seguenti edizioni si decise di mettere al centro del programma i dialoghi e i corpi, molte volte piuttosto flaccidi e insozzati, dei concorrenti. Insomma è innegabile che si ricavi un certo piacere dall’osservazione di una celebrità a 360  ͦ e h24 e che ci si diverta di più a vedere inciampare Toto Cutugno piuttosto che Mario Rossi(si proprio lui, l’italiano medio che firma le carte in tv). Alla stessa logica rispondono anche altre trasmissioni mentre alcune, che trovano posto su Rai Uno , se ne distanziano e sembrano davvero inscenare un ospizio dei famosi. Ma questi ricoveri per volti sbiaditi sono davvero congegnati per compiere un atto di carità, per riportare in auge i concorrenti e rivitalizzare una carriera ingrigita? La risposta è da cercare sulle poltrone che ogni sera accolgono le natiche degli spettatori.

Ebbene le elaborazioni dei dati registrati dall’Auditel (cfr. tabelle 1 e 2[1]) ci indicano che ad assestarsi sulle poltrone sono sempre più anziani con basso livello di istruzione e sempre meno giovani con un titolo di studio. Nel 2017 le persone over 55, che sono il 36% della popolazione, rappresentano il 51% del pubblico televisivo mentre i giovani di età compresa tra 25-34 anni che sono il 10% della popolazione rappresentano solo il 5% del pubblico televisivo. Il target al quale la Rai ha puntato è ormai chiaro: il suo pubblico è costituito per il 71% di over 55 (nel 2015, cfr. tabella 3[2]) e la probabilità che una persona tra i 15-24 anni stia guardando un programma Rai è del 3%, tirate voi le conclusioni. Molte volte torna utile il ritornello della montagna e di Maometto: se il pubblico non va alla TV allora la TV va dal pubblico, falciando però tutto ciò che sta nel mezzo(ma per conquistare le iridi degli spettatori questo e altro!) ossia la consapevolezza di essere una rete nazionale e quindi di doversi rivolgere a tutta la popolazione, la consapevolezza di essere un medium di grande peso e quindi con una responsabilità educativa, la consapevolezza che l’intrattenimento non debba per forza essere allergico alla cultura etc. Le altri reti non sono immuni da queste critiche ma la Rai sta fornendo in questi ultimi anni uno spettacolo grottesco, ha avviato un processo di incanutimento che ha avuto il suo culmine (almeno, spero che si fermi qui) nell’ultima chicca sfornata: Ora o mai più. Non c’è bisogno di parole, vi riporto la presentazione del programma del 2019, come riporta il sito TPI news (corsivi miei).


[…] L’idea alla base del programma è piuttosto innovativa diversamente dai concorrenti: far esibire in un vera e propria gara musicale (sul modello dei talent oggi così in voga)mi sembra giusto proporre un talent per i vecchi, in un paese democratico si fa così- otto cantanti che hanno vissuto in passato un periodo di grande successo prima di finire nel dimenticatoio o quasiqui la Rai fornisce le istruzioni su come sputare sulla dignità di una persona…-. Delle meteore della musica italiana, insomma …e mostra come rincarare la dose.

Al loro fianco un gruppo di coach, chiamati a supportarli e a dare i giusti consigli per affrontare al meglio le varie esibizionimagari questi sono giovani. I coach di quest’anno sononon illudiamoci, riporto le età-: Fausto Leali(74) caspita, partiamo alti, Orietta Berti(73), Red Canzian(67)Marcella Bella (66) (già presenti nella prima edizione), Donatella Rettore (63) dai che si scende, Ornella Vanoni(84) no, proprio no, Toto Cutugno(75) e i Ricchi e Poveri (71, 73)[3]


Ci sono un sacco di alternative alla tv per qualsiasi persona e soprattutto per un giovane, ma se accendo la tv non voglio pensare che la Rai assomigli ad un museo egizio… In cui si sono aperti i sarcofagi.


TABELLA 1

TABELLA 2

TABELLA 3


[1] https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/02/09/pubblico-tv-chi-sono-e-cosa-seguono-i-telespettatori-di-oggi/4139894/

[2] https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/06/tv-agli-anziani-e-web-ai-giovani-ecco-come-spartita-la-torta-dellaudience/2436487/

[3] https://www.tpi.it/2019/02/20/ora-o-mai-piu-concorrenti/

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