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Incendio a Notre Dame: tra cordoglio e fuochi di paglia

“C’era una grande fiamma che saliva fra i due campanili con turbini di scintille, una grande fiamma disordinata e furiosa, di cui il vento ogni tanto si portava via un lembo nel fumo”.

Queste le parole del romanzo “Notre Dame de Paris” che Victor Hugo scrisse nel 1831. Profezia o casualità che sia, ecco apparire questo capolavoro francese tra i libri più venduti su Amazon a metà aprile 2019. La motivazione? Il bisogno della gente di leggere con i propri occhi l’incredibile previsione avveratasi tra lunedì 15 e martedì 16 aprile 2019. Fumo via via più scuro prende vita dal tetto della cattedrale di Notre Dame. Quasi cinquecento i vigili del fuoco intervenuti per contenere l’incendio, limitare i danni al tetto e preservare le opere d’arte presenti all’interno. Alle 19:50 di lunedì sera la situazione precipita – e non solo la situazione: il mondo assiste sbigottito al crollo della guglia alta 45 metri e al conseguente sfondamento di una volta a crociera. Alle 23 l’Europa tira un sospiro di sollievo: i vigili del fuoco sono certi di poter contenere le fiamme. Incendio colposo dovuto probabilmente ai lavori in corso. Il Senato ha garantito il fedele restauro entro il 2024, anno delle Olimpiadi.
Le fiamme reali sono state contenute, quelle mediatiche no.
Tra lunedì e martedì, insieme al tetto e alla guglia, anche i social hanno preso fuoco. Chiunque abbia scorso la home page di Instagram o Facebook avrà osservato gran parte dei suoi amici postare foto della cattedrale, il selfie davanti ad essa scattato magari anni prima, l’immagine del celebre gobbo Quasimodo in lacrime, frasi di manifesto cordoglio e di lutto collettivo.
Tomaso Montanari, storico dell’arte, si unisce a questo sentimento considerando l’ avvenimento un’apocalittica tragedia. Il cantautore Riccardo Cocciante, nome indissolubilmente legato alla cattedrale grazie al suo musical, ritiene il dispiacere manifestato dal mondo per questo incendio un miracolo di unificazione. Invita poi a prendere esempio dalla cattedrale che, volendo continuare ad incantare, è rimasta in piedi. Affine a quella del musicista l’opinione del giornalista e conduttore televisivo Corrado Augias: “Sono perdite che colpiscono il mondo e in particolare l’intera Europa, perché sono le tracce del nostro passato. Le Torri Gemelle rappresentavano la vitalità commerciale degli Stati Uniti, a Parigi è bruciato un pezzo dell’anima dell’Europa”.
L’azzardato paragone con l’ 11 settembre 2001 per avvallare la sua tesi: “Nella tragedia e nello sgomento questa cosa potrebbe rafforzare la partecipazione alle elezioni europee”.
Se è vero che con l’attentato di inizio secolo e con le sue tremila vittime il mondo è cambiato, si può dire lo stesso per quanto riguarda questo incendio e le sue vittime – 500 tonnellate di legno e 210 tonnellate di piombo?
Diversa dalle precedenti la posizione del critico d’arte Vittorio Sgarbi che ritiene motivato lo sconvolgimento emotivo ma invita a razionalizzare: non è bruciato il Medioevo, la guglia coinvolta era stata costruita nel 1860 dopo che l’originale del Duecento era stata demolita, non ci sono morti, il tetto verrà ricostruito, le opere interne sono salve.
Roberto Saviano su Facebook definisce il dolore collettivo come sintomo dell’appartenenza alla storia europea che noi tutti viviamo, ma non ritiene che l’Europa stia bruciando insieme alla cattedrale. Ritiene piuttosto che essa stia annegando nel Mediterraneo insieme a migliaia di persone.
La scrittrice sarda Michela Murgia, vincitrice del premio Campiello, è dello stesso avviso: “Forse il colpo al cuore dell’Europa lo stiamo guardando dal lato sbagliato”.
Anche il mondo dello sport non rimane indifferente: la Lega Basket Serie A propone di far suonare la Marsigliese prima delle partite di sabato 20 aprile anziché l’inno di Mameli in segno di solidarietà al popolo francese. Decine di squadre e tifoserie indignate da questa decisione decidono di rifiutarsi o di uscire dai palazzetti, ritenendo tutto ciò una buffonata e un’inutile premura che poteva essere rivolta ad eventi ben più gravi.

Ha senso parlare di Europa o hanno ripreso vigore gli stati nazionali? Tomaso Montanari ritiene che la risposta potrebbe essere nel sentimento di solidale sconforto in cui siamo precipitati vedendo il fuoco.
Interroghiamoci però sul perché dinanzi a un incendio abbiamo bisogno di acquistare il libro di Victor Hugo ma dinanzi ad eventi che ogni giorno accoltellano l’umanità non avvertiamo la necessità di manifestare indignazione e dolore con un post. La sofferenza non è certamente selettiva, ci si può dispiacere per più eventi allo stesso momento, ma indubbiamente dichiarare il proprio cordoglio a una cattedrale ci fa sentire meno coinvolti e colpevoli che dichiararlo a milioni di morti.
Questa vicenda testimonia sì il ruolo che l’arte ricopre nella cultura occidentale, testimonia la capacità dell’uomo di affezionarsi indissolubilmente ad un’opera e al valore del Bello, alla tradizione e alla storia di cui l’arte è magnifica concretizzazione, ma è una vicenda così che deve farsi manifesto dell’unione del popolo europeo?

Il mondo è crollato con le Torri Gemelle nel 2001, è stato dilaniato dal dolore, ha dimostrato la forza della sua umanità. Insindacabile.
Riteniamo il nostro mondo così debole da crollare insieme a una guglia?


https://video.repubblica.it/dossier/parigi-incendio-notre-dame/incendio-a-notre-dame-augias-un-occasione-per-riunire-l-europa-alle-porte-del-voto/332286/332882

https://www.repubblica.it/cronaca/2019/04/16/news/saviano_e_l_ncendio_di_notre_dame_l_europa_non_e_bruciata_e_annegata_con_i_morti_nel_mediterraneo_-224188775/

YouTube: Vittorio Sgarbi: ‘Notre Dame era tutta rifatta’

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