Schermi Nel Pagliaio

“C’era una volta”…e meno male

«Questa sera, piccola mia, ti spiego perché è importante non accettare caramelle dagli sconosciuti. C’era una volta una bellissima bambina – proprio come te, tesoro mio – di nome Biancaneve; sua madre muore subito, il padre si risposa con una stronza che, invidiosa della sua bellezza, decide di assoldare un cacciatore per ucciderla. I due vanno nel bosco ma lui rimane impietosito e la risparmia, uccidendo al suo posto una giovane cerbiatta, probabilmente la mamma di Bambi (ma questa è un’altra storia…), per portarne il cuore alla regina come prova. L’intelligente Biancaneve vaga da sola in mezzo al bosco decidendo di nascondersi. Probabilmente nel castello di qualche ricco parente, no? No, in una baracca minuscola con sette minuscoli lettini. Il suo primo istinto è chiaramente quello di mettersi a pulire. Tornano i sette padroni di casa, dei nani a cui racconta la sua triste storia prima che la ammazzino con i loro picconi. Impietositi e sorpresi dalle sue abilità domestiche decidono di aiutarla. In che modo? “Massì, facciamone la nostra serva!”.  Mentre lei pulisce e fischietta insieme agli uccellini, contenta del suo incarico di colf senza retribuzione né contributi, la matrigna scopre che è ancora viva. Decide così di ucciderla personalmente trasformandosi in un’orrenda vecchietta che le offre una mela. Biancaneve, che nell’Eden chiamano Eva 2.0, nutre una tale passione per quel frutto che dimentica le parole della sua defunta madre – “mai accettare mele dalle vecchie streghe” – e si gode il pasto. Paga il prezzo della sua ingenuità e giustamente cade in un sonno mortale. I nani le danno degna sepoltura? No, la ripongono in una teca di vetro e la guardano decomporsi. Passa di lì un principe a cavallo che, notando la morta nell’acquario senza acqua, si innamora, apre la teca e la bacia, come farebbe ciascuno di noi di fronte a un cadavere in putrefazione. Biancaneve si sveglia, i nani la licenziano e lei e il principe si sposano. Buonanotte tesoro, sogni d’oro».


«Questa sera  ti racconto la storia di Aurora, una bellissima bambina che ha lo stesso elettroencefalogramma di Biancaneve. La regina, felice per la nascita della sua principessa Aurora, decide di dare un party esclusivo. Invita tutto il reame tranne la strega Malefica, meglio conosciuta come TranquilliNonMiOffendoSeNonMiInvitate. Fedele al suo nome, lancia un maleficio ad Aurora: “Quando compirai 18 anni ti pungerai con un fuso e cadrai addormentata”. Prendendo esempio da Achille, che dovendo proteggere il suo tallone va in guerra con i sandali, ecco che Aurora, prossima alla maggior età, vede un fuso e si precipita curiosa verso di esso per toccarlo. Ed ecco avverarsi il sortilegio di Malefica, che come ricorderai era: “Quando compirai 18 anni sarai così scema che ti farai pungere dall’unica cosa che dovevi evitare di toccare”. La principessa crolla in un sonno profondo dal quale la risveglierà un principe, forse il fratello del principe di Biancaneve, visto che anche lui la vede lì senza vita e decide di baciarla. Dopo una lunga riabilitazione dovuta ai troppi anni passati a letto, Aurora e il principe si sposano. Buonanotte tesoro, sogni d’oro».


«Questa sera parliamo un po’ dell’importanza di scegliere le scarpe giuste. C’era una volta una bellissima bambina – proprio come te, tesoro mio – conosciuta come Cenerentola; sua madre muore subito, il padre si risposa con una stronza e poi muore anche lui. La ragazza diventa la sguattera del suo stesso castello e passa le giornate a servire la matrigna e le due sorellastre. Il principe del regno invita tutte le fanciulle a un ballo per trovare moglie; ovviamente  le tre arpie impediscono a Cenerentola di andare. Per fortuna la giovane trova delle sostanze psicotrope che danno vita a una fata madrina e animano uccellini e topini al fine di farle avere una carrozza, un vestito e delle comodissime scarpette di cristallo. Va alla festa, il principe balla con lei e se ne innamora, ma a mezzanotte Cenerentola deve scappare a casa perché anche le migliori sostanze prima o poi finiscono il loro effetto. Scappando perde una delle comodissime scarpe di cristallo. Il principe si chiede come ritrovare la sua amata; pur avendo ballato con lei tutta la sera guardandola negli occhi, decide di riconoscerla non per il suo viso ma grazie alla scarpetta di cristallo. Cenerentola è una ragazza molto fortunata: nessun’altra nel reame a parte lei calza il numero 37. Così, quando il principe giunge a casa sua, la riconosce mentre indossa la scarpa e decide di sposarla. Cenerentola se ne va così dal suo castello per raggiungerne un altro con ancora più stanze da pulire. Buonanotte amore, sogni d’oro».

Proviamo a parlare con le bambine che ci ascoltano dell’illogicità di queste vicende, dell’immagine passiva e idiota delle protagoniste che ci restituiscono, dell’assurdo messaggio che la salvezza risieda unicamente nel bacio di un principe. “Però dobbiamo contestualizzarle, sono fiabe antiche”. È vero, Cenerentola affonda le sue radici addirittura nel 600 a.C., la bella addormentata Aurora nel 1300 d.C., Biancaneve nei primi decenni del 1800. Allora, anziché giustificarne l’inattualità, cambiamo storie.
Oppure raccontiamole così. Divertente esperimento sociale.


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