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Approvata dall’Europarlamento la legge sul copyright

Il 26 marzo 2019 l’Europarlamento ha dato il via libera per la legge sul copyright. La legge verrà ora trasmessa ai Parlamenti dei singoli stati membri, che avranno due anni di tempo per seguire le direttive. Il provvedimento, passato con 348 voti a favore, 274 contro e 36 astenuti, è il frutto di due anni di lavoro e ha scatenato una forte reazione, tra chi grida alla censura di Internet e chi afferma che finalmente grandi piattaforme come Facebook e Youtube dovranno prendersi le proprie responsabilità.

Favorevoli e contrari.

Secondo l’europarlamentare tedesco Axel Voss “con questa riforma non c’è censura. La libertà di espressione non viene limitata […] Google, Facebook e Youtube divulgano disinformazione e dimostrano quanto sia semplice manipolare soprattutto i giovani […] oggi il nostro Parlamento può agire contro queste piattaforme”. Favorevoli anche SIAE e l’associazione degli editori.

Si sono invece espressi contrari Wikipedia (che per protesta ha oscurato la propria piattaforma prima del voto in diversi Paesi, pur non essendo direttamente soggetta alla legge in quanto enciclopedia senza fini di lucro), Tim Berners Lee (il co-fondatore del WEB), i 5 milioni di firmatari della petizione contro questa legge su Change.org e le diverse persone che hanno organizzato proteste in tutta Europa.

Un fatto interessante è che per pochi voti non si è potuto considerare di modificare solo alcuni passaggi della legge – ad infastidire infatti è principalmente l’articolo 13, ora 17.

L’articolo 11 e l’articolo 13 o 17.

Al centro della polemica sono l’articolo 11 e soprattutto l’articolo 13, in seguito diventato articolo 17.

L’articolo 11 prevede l’introduzione della link tax, ossia l’obbligo, per chiunque citi un contenuto su internet, di acquistare una licenza dal suo proprietario; sono escluse le citazioni di singole parole o brevi frasi, anche se non c’è chiarezza riguardo alla lunghezza effettiva.

L’articolo 13, poi 17, prevede invece l’utilizzo obbligatorio di un’intelligenza artificiale affinché non avvengano violazioni della legge stessa.

Chi è escluso?

Il filtro eseguito da questa intelligenza artificiale sarà richiesto solamente ai siti con scopo di lucro, con più di tre anni di vita, un fatturato di più di 10 milioni e almeno 5 milioni di utenti mensili. Escluse anche altre piattaforme come quelle per le attività di insegnamento online e la diffusione online del patrimonio culturale.

La legge esclude inoltre i contenuti citati con scopi di critica, recensione o parodia.

Un possibile problema.

Ad un primo esame, la legge sembrerebbe ben fatta, soprattutto se si considera il fatto che effettivamente si sentiva il bisogno di una maggiore tutela dei diritti d’autore nel mondo digitale. Ma allora perché è un provvedimento che ha scatenato una simile indignazione da parte di una così grossa fretta della popolazione? Ciò che realmente preoccupa non è la legge in sé, ma le conseguenze che essa potrebbe portare.

Con questa norma, in caso un utente si appropri di un contenuto protetto da copyright, il proprietario dello stesso avrà la possibilità di querelare direttamente la piattaforma su cui l’utente ha pubblicato: le grandi piattaforme diventano quindi altamente responsabili – e querelabili – per le azioni dei propri utenti.

La paura è che piattaforme come Facebook o Youtube, davanti a questa evenienza, modifichino il loro comportamento e, come azione preventiva a possibili cause, si tutelino con un’azione di auto-censura, forse esagerata. L’ipotesi è supportata ancora di più dal fatto che i controlli avverrebbero in maniera automatica e molti sono i dubbi riguardo a come un’intelligenza artificiale possa essere in grado di capire quando un contenuto è utilizzato per scopi di parodia o recensione.

Come spesso succede è difficile capire a chi dare retta, se a chi si lamenta per la censura e chi etichetta come bufala ogni tipo di preoccupazione. Ciò che si può evidenziare è però come sia stata presa una decisione, nel bene o nel male, importante per i giovani legati al mondo di internet e questo a circa due mesi dalle elezioni europee. Solo il tempo potrà dire se si sia trattato di una scelta politica astuta.

https://www.repubblica.it/tecnologia/2019/02/14/news/legge_sul_copyright_cosa_cambia_se_passa_la_riforma-219128142/
https://tech.fanpage.it/copyright-il-parlamento-europeo-ha-approvato-la-devastante-direttiva-cambiera-il-web/

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