L'Etimo Fuggente

Freschin

Premessa. Tutti i nasi sono uguali, quantomeno tanto quanto lo sono gli uomini tra loro. Diverse sensibilità, diverse intelligenze, ma tanto all’autore quanto a Donald Trump quanto al lettore capiterà non di rado di sentire violata l’indolenza del proprio olfatto davanti a un più o meno intenso odore. Ma è semplicistico, quasi manicheo, accontentarsi di questa evidenza. Il nemico, per capirne le mosse, va prima di tutto identificato e gli va dato un nome. È a questo proposito che viene in soccorso quell’oceano approssimativo che sono i sinonimi italiani e quei mari – celebri o nascosti, torbidi o cristallini – che sono i termini dialettali di significato affine, in questo caso, a quello di odore.

Ebbene, percorrendo la penisola compare una significativa schiera di termini che qualcosa hanno a che fare con il significato di odore. Tra questi, rileva particolarmente un gruppo, che si può definire tale perché curiosamente tutti pare abbiano, se non il preciso significato, un’origine vagamente comune.

Si prenda il dialetto veneto, e la sua croce: l’impossibilità, confermata anche da Manlio Cortellazzo, di tradurre alcuni termini, come il celebre freschin.

“Cos’è il freschin?” è una domanda destinata a rimanere senza risposta. Si può però pensarlo in riferimento agli ambiti di applicazione.

Principalmente, secondo l’autorevole posizione della Crusca, “sanno da freschin” le stoviglie mal lavate, soprattutto quando sono state a contatto con pesce o uova, il pesce non fresco, “il pesce crudo […] quando è vicino a putrefarsi” (Dizionario del dialetto veneto, 1856), ma anche “i canali quando l’acqua è bassa” (Dizionario etimologico veneto-italiano, 1975); per non parlare della vox populi, dei significati sondati tra alcuni anziani polesani, i quali accostano il freschin all’odore, o, intensificando, al lezzo che è tipico dei cani, o meglio, dei cani che non si vedono infliggere toelettature quotidiane; come gli stessi anziani lo accostano, senza remore, all’odore del partner umano che “non si lava a sufficienza”, cagionando gravi pause di riflessione o irrimediabile repulsione da parte dell’altro/a. Più di questo non si sa.

Sennonché, esistono curiosamente in altre parti d’Italia termini affini. In Liguria esiste il termine renfrescümme, che si riferisce all’odore di stantio. A Roma pare sia d’uso comune il sostantivo freschetto, che condivide l’attribuzione all’odore di indumenti muffiti con il toscano frescume o l’espressione “sa di fresco”, che la Crusca afferma essere diffusa nella Piana dell’Arno. È poi segnalata la presenza di un’italianizzazione di freschin in Freschino nella Venezia Giulia, nel Trentino, nell’area lombarda orientale.

 È a questo punto che risulta utile gettare uno sguardo sul passato delle parole. Il quale, va precisato, resta poco chiaro, pur offrendo spunti utili. Dalla radice fresc- si è supposta infatti una parentela tra i termini. Barbera e Alessio (1975) sostengono una correlazione con il sostantivo frescóne, che indica il fieno non ben secco. Boerio sostiene la derivazione dal latino Fracesco,is, verbo che significa “divenir rancido, infradiciarsi”. Turato e Durante invece lo collegano con il germanico frisk, da cui deriva anche una parola di ben altra notorietà: fresco. Ebbene, secondo i due studiosi, precisamente il termine dialettale freschin ha comune origine con fresco e se ne giustifica la connotazione negativa perché utilizzato con fini eufemistici o, addirittura, ironici. Va tuttavia osservato che il germanico frisk fu portato dai Visigoti nel Tardo Antico anche nella penisola iberica. Ed ecco che nello spagnolo di oggi fresco è aggettivo che significa “sgradevole all’odore” e frescal significa “che non è del tutto fresco, specie detto del pesce”.

Dunque. Tutti i nasi sono uguali, si diceva. Odore è termine generico, che sancisce senz’altro questo principio fondamentale. Ma l’impossibilità stessa di tradurre in modo soddisfacente un gruppo già di per sé composito di termini con comune radice, tra cui spicca il nostro freschin, suggerisce che dire odore non basti, o non dia sufficiente dignità…agli odori stessi, percepibili in un numero di sfumature che variano di luogo in luogo e nondimeno si richiamano a distanze anche notevoli.

Si lasci vivere, o meglio, si tenga in vita quindi anche questo mondo in penombra che segue sue logiche, pur rimanendo ancora poco chiare, mondo che al contempo sfugge alla fissità della lingua nazionale.

È facile, utile, individuare un numero naturale, ma non ci si accontenti; si pensi alle classi contigue, i due insiemi di numeri razionali separati che potranno effettuare un avvicinamento indefinito pur rimanendo sempre e inequivocabilmente distinti. Così, intimamente ‘diverse’ restano la parole freschin, freschetto, renfrescümme, ecc., che sono sì affini al senso di odore ma che sono definibili solo tramite infiniti accostamenti e, non da ultimo, tramite insoliti apparentamenti.

Prima di tutto e al di là di tutto, un ottimo esercizio di non scontatezza.


www.accademiadellacrusca.it
www.treccani.it
Il Nuovo Etimologico. Dizionario etimologico della lingua Italiana, Cortellazzo, Zolli, 2003

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